150 anni di Ac: una mostra per riscoprire le radici di un cammino rivolto al futuro

Mostra sulla storia dell'Ac

di Davide De Amicis - Bandiere, loghi, labari, distintivi e materiale fotografico per ripercorrere i 150 anni di storia dell’Azione cattolica attraverso i personaggi e i passaggi sociali di un cammino associativo , sopravvissuto anche alle terribili prove della dittatura e della guerra. Tutto questo è “Farsi riconoscere ovunque: 150 anni di segni distintivi dell’Azione cattolica”, la mostra ideata e curata dall’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI (Isacem), visitabile nel corso della XVI Assemblea nazionale elettiva nei locali al piano seminterrato della Domus Pacis, a Roma.

«Mostrando i segni distintivi e i simboli attraverso cui l’Azione cattolica si è identificata in questi 150 anni, spiega Paolo Trionfini, direttore dell’Istituto Paolo VI – abbiamo voluto sottolineare come l’associazione abbia cambiato la propria immagine e la propria comunicazione, nei confronti della Chiesa e del Paese, evolvendosi continuamente ma restando comunque se stessa». Del resto, si colgono in ogni passaggio storico è possibile cogliere elementi di novità: «Radicati – continua Trionfini – in una dimensione che, via via, si è alimentata. In particolare, si può ricordare un momento della storia particolarmente complicato per l’Azione cattolica, come durante gli anni del regime fascista che avvertì in forma concorrenziale l’associazione e, utilizzando metodi violenti, cercò di strappare segni di identificazione e distintivi che i soci portavano visibilmente e attraverso i quali comunicavano impedendo, di fatto, che questo avvenisse».

Infatti, nel  1931 come anche nel 1938-39 vi fu una vera e propria battaglia di distintivi che provocò non poche sofferenze all’interno dell’Azione cattolica: «L’associazione dovette anche modificarli – ricorda il direttore dell’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI – ma poi riuscì anche tenacemente a difenderli fino a far passare questo momento di bufera che si era abbattuto su di essa».

Dunque, anche in un periodo in cui Papa Francesco e la Chiesa invitano a non essere nostalgici guardando con creatività al futuro, la memoria può essere uno strumento valido per rilanciare il cammino associativo: «Se si coltiva autenticamente la memoria – ribatte Paolo Trionfini - non è mai un’operazione nostalgica, ma è semplicemente il recupero delle radici più autentiche attraverso cui si alimenta il vissuto. Un vissuto che non attinge alle proprie radici è destinato a seccarsi. Accade nella vita delle persone, così come accade nella vita di un’organizzazione così importante qual è l’Azione cattolica».

Il sipario sulla mostra calerà lunedì 1 maggio, al termine dell’Assemblea nazionale, ma da qui al dicembre 2018 vi saranno molteplici altre iniziative legate all’anniversario dei 150 anni dalla nascita dell’Azione cattolica: «Cambieranno le modalità – conferma il direttore dell’Istituto Paolo VI -, ma non cambierà l’obiettivo di ripercorrere e celebrare questo evento così significativo per la nostra storia associativa».