Con gioia ed emozione mettiamoci in gioco per fare nuove tutte le cose

di Davide De Amicis - Oltre mille delegati, provenienti dalle diocesi italiane, a Roma per rilanciare il cammino associativo all’alba dei 150 anni dell’Azione cattolica. Adulti, giovani e ragazzi raccontano il loro vivere l’Assemblea

Volti giovani e adulti, alcuni alla prima esperienza associativa nazionale altri veterani, nei quali si leggono la gioia e l’emozione di partecipare a un incontro diverso da tutti gli altri, che scriverà un’altra importante pagina di storia dell’Azione cattolica italiana. Si apre così oggi, alla Domus Pacis di Roma, la XVI Assemblea nazionale elettiva dal tema “Fare nuove tutte le cose: radicati nel futuro, custodi dell’essenziale”. Un tema che interroga e responsabilizza gli oltre mille delegati presenti da tutta Italia, chiamati nelle rispettive diocesi d’appartenenza a essere i protagonisti di quella nuova missionarietà, di quella nuova evangelizzazione tanto agognata da Papa Francesco: «Siamo molto carichi – raccontano Alessandro e Marta, della diocesi di Savona-Noli -, questa è la nostra prima Assemblea nazionale e speriamo possa essere molto belle e arricchente per noi». Due nuovi responsabili associativi chiamati, tra gli altri, a fare nuove tutte le cose: «Per  noi – riflettono – questo concetto vuol dire vedere con un’ottica diversa le cose belle che già ci sono, per migliorare il nostro pezzetto di mondo che è la parrocchia». Un aspetto, quest’ultimo, toccato anche da papa Francesco nel sul intervento pronunciato ieri all’Assemblea del Forum internazionale dell’Azione cattolica: «È bello – osservano Alessandro e Marta – sentire da un papa parole fresche, energiche, non qualcosa di già sentito». Papa Francesco che domenica, al rientro dal suo viaggio apostolico in Egitto, presiederà la grande festa dei 150 anni dell’Azione cattolica in piazza San Pietro: «Siamo i più longevi di tutti – sottolinea Gregorio, 27 anni della diocesi di Adria-Rovigo  -, ma siamo ancora carini, forse un po’ acciaccati, ma comunque carichi». Una carica che, a volte, travalica le generazioni: «Mia nonna ha 92 anni – racconta il giovane veneto – e negli anni ’50 è stata presidente parrocchiale. Lei mi ha infuso un’energia potente, caricandomi di quell’esperienza che ci ha portato a tagliare il traguardo di questi 150 anni». Un motivo in più, questo speciale compleanno, per fare nuove tutte le cose: «Farle nuove – afferma Gregorio – per riammodernarle e magari ripeterle facendole meglio di come lo si è fatto in passato». Un passato importante, che emoziona e coinvolge anche i più piccoli come gli acierrini che stanno partecipando in rappresentanza delle rispettive regioni ecclesiali: «Sono tanti 150 anni – esclama Matteo, 13 anni, dal Triveneto – e mi hanno convinto a venire all’assemblea per fare una bella esperienza e divertirmi insieme agli altri, perché andare all’Acr vuol dire anche lasciarsi invadere dalla gioia e dal divertimento». Insomma, ragazzi, giovani e adulti, consapevoli della tanta strada già percorsa, sono pronti a rileggere i 150 anni non come un punto di arrivo, ma piuttosto come una nuova partenza: «Fare nuove tutte le cose – dichiara Maria Cristina, delegata diocesana della diocesi di Benevento – significa mettersi nuovamente in gioco, costruire sulla base di quanto già c’è nuove prassi, impegnandoci sull’esempio di papa Francesco». Un impegno sostenuto da quell’esperienza lunga 150 anni, che fa ancora battere i cuori di centinaia di migliaia di aderenti: «Una storia – precisa Andrea, delegato diocesano di Rieti – che è sicuramente un segno di speranza, perché nuove generazioni possano conoscerla e imparare a sentirsi parte di essa».

Marta e Alessandra da Savona-Noli
Diocesi di Adria-Rovigo
Maria Cristina da Benevento
Andrea da Rieti