Fare nuove tutte le cose, custodendo l’essenziale

di Gianni Di Santo - Sarà un momento di festa, certo. Perché mille delegati che si incontrano per la XVI Assemblea nazionale dell’Azione cattolica italiana, oltre che esercizio di democrazia, è anche momento di incontro e amicizia condivisa. Sarà, però, anche occasione di rinnovato impegno per tutti quei volti sorridenti che sanno di rappresentare circa 350mila soci di Ac presenti in più di 7mila parrocchie e in tutte le diocesi d’Italia.

Sono, questi volti sbarcati a Roma per onorare un cammino associativo, appassionati di nuovo umanesimo e Vangelo della strada, volti incoraggianti alla parola pace, facce illuminate di contemplazione al Dio vivente e allenate alla concretezza della carità.

Sì, sono questi i volti belli dell'Ac. Sempre più giovani, sognanti, felici di servire la Chiesa e il Paese ma anche ben preparati alle difficoltà e alle solitudini che alcune volte questa cammino comporta. E poi c’è questo invito, il tema dell’Assemblea, che quasi non ha bisogno di commenti: Fare nuove tutte le cose. Radicati nel futuro, custodi dell’essenziale.

E già, perché stavolta il tema dell’Assemblea accoglie il dono della complessità dell’esistente, senza per questo dimenticare di sognare un futuro diverso, più bello, felice, ricco di relazioni fraterne e di ascolto dell’Altro.

La voglia di futuro in questa Assemblea che si sente dai mormorii dei delegati, si vede persino dall’abbigliamento informale e dalla mole di smartphone e tablet che sbucano fuori dalle borse a tracolla, e si ascolta dai racconti dei primi arrivati a Roma, sì, questa voglia di immaginare la buona battaglia con il sorriso sulle labbra fa i conti, e lo sa, con la vita di ogni giorno, con un quotidiano fatto di fatica e sudore che sa dare valore alle parole gratuità e dono.

E allora, da venerdì 28 aprile pomeriggio all’1 maggio mattina prossimo, i mille delegati e anche più di una storia comune cercheranno di coniugare futuro e presente, aspettando l’incontro con papa Francesco di domenica mattina.

C’è da raccontare molto di questo impegno. Ci sono i 150 anni di fondazione dell’Ac. Ci sono i valori e le storie di chi ha fatto l’Italia da restituire alle giovani generazioni. Ci sono le parrocchie, anche le più sperdute e le più lontane dal “centro” che conta, che hanno sempre qualcosa da dire a noi tutti per l’impegno quotidiano che continuano a rinsaldare nel loro territorio di provenienza. Ci sono le storie di solidarietà, per lo più nascoste, che ci dicono ancora una volta che è possibile cambiare le cose.  C’è l’Altro, sostantivo presente di una parola e un’attenzione che fa parte del vocabolario di Ac. C’è l’orgoglio di sentirsi ancora vivi e pronti ad affrontare le sfide del presente.

E, soprattutto, c’è da aspettare papa Francesco, insieme a una nutrita rappresentanza delle Ac di tutto il mondo. Saremo oltre 100mila in piazza San Pietro, e ci faremo sentire.

Ma di questo avremo tempo per raccontarne.