Frammenti di santità. Il sole splende sulla festa dell’Ac

di Gianni Di Santo - La piazza è piena. Il sole finalmente alto nel cielo che accarezza questa piazza San Pietro con dolcezza e sorriso. Cinquantamila, ottantamila, centomila? Stavolta i numeri non contano. Sono i volti ad abbracciare la piazza. I tanti volti di un’associazione che festeggia i suoi 150 anni e pare proprio non sentirli.

Giovani, con una storia alle spalle.  “L’audacia di trovare nuove strade è, dunque - spiega il vescovo Gualtiero Sigismondi - il “cantiere” che l’Ac non può rinunciare ad aprire al compiersi dei 150 anni del suo cammino. Papa Francesco raccomanda di “essere creativi nel ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi”; non si tratta di rottamare quello che l’esperienza della storia ha trasmesso, ma di “custodire l’essenziale”, investendo sulla cura della vita interiore, che resta l’infrastruttura più necessaria. Questa non è una promessa, ma una benedizione che, oggi, scende dal cielo sulla nostra “famiglia grande e bella” dell’Ac, chiamata ad aiutare la Chiesa a resistere sia alla tentazione di adeguarsi alla città terrena, mimetizzando la verità cristiana, sia all’illusione di contrapporsi al mondo, arroccandosi nella propria cittadella fortificata”.

In piazza don Tonino Bello va per la maggiore. Siate soprattutto uomini fino in fondo, anzi fino in cima. Perché essere uomini fini in cima significa essere santi. La santità è la vita di ogni giorno, la quotidianità di una carezza, la bellezza di un bacio, il dono dell’ascolto.

C’è tutto questo in piazza. E anche di più. Oltre l’ostacolo dei frammenti di vita. Oltre il mare delle indifferenze. Qui, oggi, adesso, l’Ac va oltre l’ostacolo del mondo liquido per essere roccia, saldezza interiore, coraggio e gratuità.

I palloncini vanno spediti su nel cielo, mentre le bandiere sventolano aiutate da una brezza benefica che predispone all’apertura dello Spirito.

E c’è Francesco da abbracciare, appena tornato da un viaggio importante in Egitto, dove ci ha indicato con i gesti che l’ascolto tra fedi sorelle e religioni è l’apripista della parola pace.

E oggi la festa dell’Ac è festa di pace. Di incontro con l’altro.

È così che Matteo Truffelli presenta l’Ac al papa. Con i volti del popolo di Dio che oggi rappresenta tutta l’Italia. C’è felicità nelle sue parole. Il grazie a Francesco è sentito, commosso. L’Ac è pronta a servire la Chiesa, il Paese, il popolo di Dio.

La Chiesa vi rende grazie, dice Papa Francesco.  E non guardatevi troppo indietro, continua. Sappiate, insiste Francesco, essere appassionati del Vangelo. “Vivi all’altezza di questa storia che vi ha preceduto”. Chiesa universale e Chiesa locale, è questa l’armonia ecclesiale dell’Ac. Non stancatevi di incarnare uno stile sinodale. “Sappiateli vivere in parrocchia”, nel territorio dove si vive la vita reale. Ma la parrocchia non deve chiudersi in se stessa, non deve essere una struttura separata dalla gente o che guarda solo a se stessa. E poi: mettetevi in politica. “Siate viandanti della fede, per abbracciare tutti”.

Una grande festa, dunque. Una festa che raggiunge le periferie esistenziali. E poi passate, come suggerito dal vescovo Gualtiero in una felice espressione, dal campanile al campanello.

Per irradiare il mondo di felicità.