Il saluto di mons. Sigismondi: Dalla pastorale del campanile a quella del campanello

Il saluto di mons. Gualtiero Sigismondi Assistente ecclesiastico generale a Papa Francesco

Padre Santo, alle parole di saluto del Presidente nazionale di AC, prof. Matteo Truffelli, unisco le mie, anche a nome del Collegio degli Assistenti, consapevole che l’abbraccio festoso che questa piazza Le riserva è la manifestazione più efficace dei sentimenti di gratitudine e di affetto di tutti. Grazie, Santità, per avermi chiamato a servire anche questa “famiglia grande e bella dell’ACI”, come amava definirla, con “delicata fierezza”, S. E. mons. Mansueto Bianchi.

Siamo qui non per spegnere 150 candeline, tante quanti sono gli anni di vita dell’ACI, ma per venire ad limina Petri, per tornare alle sorgenti della nostra esperienza associativa, facendo “memoria del futuro” senza volgerci indietro. La nostalgia è, infatti, la pietra tombale della profezia! Quanto questo sia vero ce lo ricorda la pagina evangelica che oggi la liturgia ci propone, quella dei discepoli di Emmaus (cf. Lc 24,13-35), i quali il giorno di Pasqua osano dire: “Noi speravamo” (Lc 24,21). Essi, sopraffatti dalla rassegnazione, che è la maschera della disperazione, dimenticano che il verbo sperare non si coniuga al passato, ma solo al presente: al “futuro presente”!

I discepoli di Emmaus, riconosciuto il Signore “nello spezzare il Pane”, “senza indugio” tornano a Gerusalemme e, soltanto dopo aver ascoltato l’Annuncio pasquale dalla voce degli Undici, raccontano quanto è accaduto lungo la via (cf. Lc 24,33-35). Essi inseriscono la loro testimonianza nel deposito della tradizione apostolica e, nella gioia di sentire cum Ecclesia, amplificano l’Alleluia. La loro esperienza pasquale, confermata dagli Undici, mi ha fatto ripensare ad un incontro, avvenuto diversi anni fa, con un anziano aderente all’AC – specializzato nel fare da “guardia del corpo” non al parroco ma al tabernacolo –, il quale mi ha confidato con disarmante semplicità: “Senza Cristo non vivo, senza Chiesa non campo”.

Santità, consapevoli che l’AC ha come casa la Chiesa e come strada il mondo, siamo qui per assicurarLe che l’Associazione è impegnata, con entusiasmo sincero, a percorrere il cammino dell’esodo che Lei sta indicando alla Chiesa: passare dalla pastorale del campanile a quella del campanello, senza rinunciare al suono delle campane; passare dall’irrigazione “a pioggia” delle iniziative pastorali “a getto continuo” a quella “a goccia” che non ha la pretesa di occupare spazi, ma custodisce l’attesa di avviare processi. E il processo su cui l’ACI investe con coraggio, sin dall’inizio della sua storia, è questo: la cura della vita interiore è il “campo-base” dell’evangelizzazione.

Santità, nel chiederLe l’abbraccio della Sua benedizione, Le assicuro che una preghiera incessante sale a Dio per Lei da ogni associazione diocesana e parrocchiale di AC: il Signore confermi la Sua sollecitudine per tutte le Chiese con il dono della serenità e della salute.

+ Gualtiero Sigismondi
Assistente Ecclesiastico Generale dell’Azione Cattolica Italiana e vescovo di Foligno.