La parola agli assistenti. Pagine da rileggere e da incarnare

Sacerdoti assistenti

di Francesca Polacco - Una presenza corposa e importante quella degli assistenti durante la XVI Assemblea nazionale che è anzitutto – come ricordava il presidente Truffelli durante i saluti iniziali – “un momento ecclesiale perché l’Azione cattolica vive nella Chiesa italiana e nella Chiesa locale”. Un legame forte dunque quello dell’Ac con i pastori, testimoniato anche dalla lettera inviata dalla presidenza della Conferenza episcopale italiana in occasione del 150 anniversario della nascita dell’associazione.

 

Un legame inscindibile che emerge anche dalle parole dei molti assistenti che a caldo hanno commentato la relazione del presidente, una relazione precisa e puntuale accolta dai pastori con grande entusiasmo, una relazione intensa dalla quale gli assistenti si sono lasciati provocare e interrogare “per mettersi in gioco “per una Chiesa sempre più bella, radicata nel presente e che sa guardare con speranza al futuro entrando nella vita vera di ogni uomo, una Chiesa che lavora in comunione e sinodalità”, come ha dichiarato don Silvio Bruno, assistente dell’Acr della diocesi di Molfetta. “Una lettura attenta della realtà e della nostra Azione cattolica a livello nazionale, delle nostre parrocchie da nord a sud – ha proseguito don Silvio – una lettura sulla quale dobbiamo necessariamente ritornare per poter continuare a dare futuro alla nostra associazione, vitalità alla nostra Chiesa, robustezza al nostro laicato”.

Una relazione che va letta attentamente, studiata, approfondita per la ricchezza di spunti che offre rispetto a vari temi e vari ambiti, una relazione impegnativa che chiama anche gli assistenti a rimboccarsi le maniche, a leggere i segni dei tempi e a “scendere” nella realtà, nella vita vera. È questa la percezione che emerge principalmente dalle loro parole: “Indubbiamente è una relazione su cui bisogna ritornare più e più volte per coglierne ogni singolo aspetto e soprattutto per comprendere profondamente l’identità dell’Azione cattolica nel contesto che stiamo vivendo”, ha detto don Gianfranco Mastroberardino, assistente unitario di Termoli-Larino.

“Articolata, particolarmente intensa e di grande sintesi rispetto al cammino dell’intero triennio. Ma soprattutto coraggiosa per quanto riguarda le potenzialità dell’Ac nel futuro, motivo per il quale mi auspico che sia ancora Matteo Truffelli a guidare i prossimi passi”, così invece don Vincenzo Giavazzi, assistente diocesano del settore giovani di Lodi.

Sguardo fisso sulla realtà e grande concretezza, dunque, come promesso già ieri in apertura dal presidente: “il mio personale sforzo, e quello dell’intera presidenza, sarà quello di non distogliere mai lo sguardo dal mondo durante queste giornate”. Una concretezza che piace e appassiona gli assistenti poiché è la concretezza che Gesù ci ha insegnato con la sua vita nell’incontro con i malati, i lebbrosi, i ladri e le prostitute, nell’incontro insomma con la realtà, per quanto difficile e dolorosa.

“Ho pensato subito a quello che dice Romano Guardini circa il termine concreto, perché noi pensiamo subito che concretezza riguardi solo ciò che è praticamente si deve fare. Concretezza invece viene da cum crescere, “crescere insieme” e, in un certo qual modo, tutta la relazione del presidente potrebbe condensarsi in questa espressione”, ha affermato l’assistente regionale giovani della Sicilia e assistente diocesano giovani di Cefalù, don Calogero Cerami. “Tutti allora – ha continuato – dovremmo saper crescere insieme alla luce di quanto il Risorto ci ha comunicato”.

“Ottima relazione, proprio per questo difficile da mettere in pratica”, ha invece concluso, conciso e telegrafico, don Antonino Vilardi, assistente diocesano del settore giovani di Trapani.